Una sconfitta per tutti gli operatori del settore (produttori, distributori, esercizio) che si vedranno privati della loro giusta ricompensa economica, per il cinema, divenuto oggetto di una fruizione fraudolenta e che in prospettiva gli spegne gli introiti necessari alla sopravvivenza, ma anche per il pubblico che progressivamente rischia in tal modo di perdere il sano e vecchio modo di fruire il cinema nei luoghi e nei modi corretti e deputati: la sala, il video, la tv.
Una abitudine , quella della pirateria,attiva e passiva, presente e vincente soprattutto in Italia dove i danni economici per il settore cominciano ad essere incalcolabili. E il tutto nella assoluta indifferenza legislativa, politica e culturale della nostra classe dirigente. Quasi come se abituare prima e legittimare poi un popolo a rubare sia un sano esercizio di vita civile e di insegnamento etico . Ecco nel momento in cui una nuova classe dirigente sembra affermarsi e si stia apprestando a governare questo " strano, ma meraviglioso Paese" penso che insieme alla riforma della legge elettorale, al taglio dei costi della politica, alla lotta alla corruzione al degrado sociale e civile, un posticino piccolo, ma egualmente significativo debba essere ritagliato alla lotta alla pirateria del cinema e dei suoi prodotti. Per restituire a chi lavora in questo settore quanto gli spetta,per mettere una parola fine alla evasione fiscale anche in questo campo, per insegnare a tutti, giovani e meno giovani, che non si ruba e per dimostrare ,infine, che lo Stato si adopera perche' la cultura sia rispettata e non violentata.
E tutto questo puo' accadere anche continuando a vedere i film in streaming e sul computer, mollemente adagiati in salotto in compagnia di amici e parenti. Ma pagando il giusto fee previsto da una legge in grado di regolamentare il settore ponendo diritti e doveri . A differenza di quanto sta accadendo ora dove il cinema e' stato abbandonato al far west.Cercando di imitare gli altri paesi occidentali (dagli Usa alla Francia alla Germania) che hanno imparato a coniugare i nuovi modelli di fruizione con altrettanto nuovi modelli di regolamentazione e gestione. E di pagamento dei diritti e dei servizi.
Carlo Macchitella


Nessun commento
Posta un commento